
LUCIANO BERTOLUCCI writer dramatist
Il saggio racconta la storia di Giulio Camillo Delminio, alchimista, cabalista, letterato e architetto del 16° secolo, che in vita fu l'uomo più famoso della sua epoca. Il sogno che Giulio Camillo perseguì per tutta la vita, fino all’anno di grazia 1544, anno in cui la morte colse il friulano, fu la realizzazione di un “teatro della sapienza”, un edificio sognato dall’autore come un’enciclopedia del sapere universale modellata sull’immagine del cosmo e sul mito della creazione. Edificato realmente o rimasto sulla carta a livello di progetto, il teatro della sapienza regalò comunque a Giulio Camillo una celebrità immensa nel suo tempo e nei secoli successivi.
Negli ultimi anni la figura di Giulio Camillo è stata oggetto di numerosi studi, in quanto considerato il precursore di Internet.
Anno di redazione: 2001
Lingua: Italiano
Pagine: 48
Giulio Camillo's knowledge's theatre
The essay tells the story of Giulio Camillo Delminio, alchemist, cabalist, man of letters and architect of 16th century, that during hs life was the most famous man of the age. The Giulio Camillo's dream, pursued until the death's year 1544, was the creation of a kowledge's theatre, a building dreamed by Giulio Camillo as an encyclopaedia of the universal knowledge shaped on the cosmic image and on the creation's myth.
Really builded or remained on the paper as a project, the knowledge's theatre gave at Giulio Camillo an enormous celebrity in his age and in the futures centuries.
In these last years Giulio Camillo is object of a renewed intererest, because he is considered as a forerunner of Internet.
Wiriting year: 2001
Italian text
Pages: 48
L'inizio del testo:
“I più antichi et più savi scrittori hanno sempre avuto in costume di raccomandare a’ loro scritti i secreti di Dio sotto oscuri velami, accioché non siano intesi se non da coloro i quali (come dice Christo) hanno orecchie da udire, cioè che da Dio sono eletti ad intendere i suoi santissimi misteri”. E’ l’incipit de L’idea del theatro, il testo più celebre di messer Giulio Camillo Delminio da Portogruaro, letterato, alchimista, cabalista e architetto, che fu “uno dei più famosi uomini del secolo, da alcuni riputato un dotto impostore, da altri un “candido” spirito, dai più dei contemporanei uomo straordinario e quasi divino.”
Giulio Camillo, detto Delminio, nacque a Portogruaro attorno al 1484 (anche se non vi sono, al momento, documenti certi sulla data e sul luogo esatto di nascita) da una famiglia originaria di Delminium, città dalmata dalla quale derivò il soprannome patronimico.
Secondo il Castelvetro fu originariamente battezzato Bernardino, ma assunse ben presto lo pseudonimo latineggiante con il quale è conosciuto, Giulio Camillo, adeguandosi ad una moda in auge tra i cultori di Cicerone. La vita di Giulio Camillo è, sin dagli esordi, contrassegnata da un’irrequietezza e da un’ansia sapienziale che lo porta, dopo i primi studi a Portogruaro e a Venezia, all'università di Padova prima, e nell’accademia di San Vito (Pordenone) poi, dove insegna logica o eloquenza. Nel 1508 è tra coloro che danno vita, assieme a Andrea Navagero, Girolamo Fracastoro, Giovanni Cotta e Girolamo Borgia, all'Accademia Liviana di Pordenone raccoltasi intorno a Bartolomeo d'Alviano (condottiero delle armate della Serenissima, cui Venezia aveva affidato la città di Pordenone). Nel 1515 lo troviamo a Udine, quale "maestro d'umanità", città nella quale cerca di ottenere "l'officio di Cancelliere della Comunità". Nel 1519 Camillo, ciceroniano convinto, è a Roma fra i fautori di Christophe de Longueil accusato di "lesa romanità", per presenziare alla requisitoria di Celso Mellini : in questa circostanza si può ipotizzare un suo incontro con Egidio da Viterbo, uno dei massimi cabalisti cristiani. Nel 1527 è di nuovo a Pordenone, dove riveste l’incarico di pubblico precettore. La vedova dell'Alviano, Pantasilea Baglioni, lo fa cacciare dalla città per cause sconosciute, nonostante la stima dei cittadini. La geografia di Camillo di quegli anni mantiene sempre come epicentro Venezia, città nella quale si era da tempo creato una cerchia di amicizie importanti comprendenti, tra gli altri, Bembo, l'Aretino e Tiziano, dove conobbe "assai famigliarmente" Erasmo da Rotterdam e nella quale ottenne, nel 1533 un privilegio decennale per la stampa delle opere del Petrarca.
In quegli anni, come dice il Liruti "o in Padova, o in Venezia, o nell'una o nell'altra città, si pose allo studio della lingua ebraica, e delle altre lingue orientali difficilissime, nelle quali riescì felicemente, e da tale, che in molt'incontri dimostrò molta scienza, mediante queste lingue, de' Sacri libri: ed in oltre si era internato nelle cose astrusissime della Cabala Ebraica, e delle misteriose loro Tradizioni, ed era informato de' dogmi misteriosi degli Egiziani, de' Pitagorici e de' Platonici...".
Introdotto a corte da Jean de Langeac e da Lazaire de Baif, ambasciatore francese a Venezia, dal 1530 cominciarono le visite di Giulio Camillo al re di Francia Francesco I°, presso la quale poté contare anche sull’appoggio di Benedetto Tagliacarne, precettore dei figli del re. Francesco I°, stregato dal mago friulano, divenne il principale sostenitore economico dell’impresa, mirabile e disperata, che Camillo perseguì per tutta la vita, fino all’anno di grazia 1544, anno in cui la morte colse il friulano : la realizzazione di un “teatro della sapienza”, un edificio sognato dall’autore come un’enciclopedia del sapere universale modellata sull’immagine del cosmo e sul mito della creazione. Edificato realmente o rimasto sulla carta a livello di progetto, il teatro della sapienza regalò comunque a Giulio Camillo una celebrità immensa nel suo tempo e nei secoli successivi.
Per raccontare quello che fu il sogno di Camillo bisognerà però iniziare dalla fine, da un librettino di poche pagine dal titolo L’idea del theatro, sintesi scritta controvoglia del progetto al quale il maestro friulano aveva dedicato la vita. [continua...]
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